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Democrazia
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La mwcqdemocrazia (mwcgdal greco antico δῆμος?, démos, "popolo" e κράτος, krátos, "potere" significa mwcwetimologicamente "mwdagoverno del mwdqpopolo") è una mwdgforma di governo e un insieme di principi normativi (mwdwlibertà, mweaeguaglianza, mweqdignità umana, mwegpluralismo), in cui la mwewsovranità è esercitata, direttamente o indirettamente, dal popolo, generalmente identificato con l'insieme dei mwfacittadini che ricorrono a strumenti di mwfqconsultazione popolare quali votazioni, mwfgdeliberazioni e altre forme di partecipazione democratica.

La mwgademocrazia è un sistema politico fondato sul principio della mwgqsovranità popolare: il potere appartiene al popolo, che lo esercita attraverso forme di partecipazione diretta o indiretta. In un sistema democratico, i cittadini godono della libertà di scegliere i propri rappresentanti e di influenzare le decisioni politiche che li riguardano. Tuttavia, il concetto di democrazia è molto articolato e comprende numerosi aspetti che vanno oltre la semplice elezione dei governanti.

Dal punto di vista storico, il concetto di democrazia non si è cristallizzato in un'unica versione univocacite-ref-1[1] né in una sola concreta traduzione istituzionale, ma ha trovato espressione evolvendosi in diverse manifestazioni. Tutte queste forme, pur nella loro varietà, sono accomunate dalla ricerca di una modalità che conferisca al popolo la potestà effettiva di governare.

Sebbene l'idea di democrazia sia generalmente associata a una specifica mwiaforma di Stato, la democrazia può riguardare qualsiasi mwiqcomunità di persone e il modo in cui vengono prese le decisioni al suo interno. Ad esempio, il mwigPapa viene eletto da un collegio ristretto (il Collegio cardinalizio), e analogamente lo furono i primi quattro mwiwCaliffi, detti "mwjacaliffi ben guidati". Questi esempi rappresentano forme di mwjqmonarchia assoluta mwjgelettiva mwjwteocratica, configurandosi come tipologie di mwkademocrazia illiberale teocratica.

Contents

Voto
Note

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Definizione

Sono state date molte diverse definizioni di democrazia.

Tra gli antichi greci, la cui lingua ha dato origine alla parola, mwlqPlatone ne parla approfonditamente nel suo trattato mwlgmwlwΠολιτεία (La Repubblica) (cap. VI), nonché nel suo dialogo mwmamwmqΠολιτικός (Politico), dandone per altro un giudizio fortemente negativo: per lui il governo di una nazione dovrebbe essere tenuto dai mwmgfilosofi, i massimi intellettuali dell'epoca, in una sorta di mwmwtecnocrazia.cite-ref-2[2] Anche mwoaAristotele esplora approfonditamente il concetto nel suo trattato mwoqmwogΤὰ πολιτικὰ (Politica) e anche lui la giudica una forma di stato non opportuna, che facilmente si trasforma in tirannide (libri III e IV) (diverso è però rispetto a Platone lo stato ideale che propone).cite-ref-3[3]

mwqaPolibio nelle sue mwqqmwqgStorie (libro VI) distingue tre forme di stato "buone" (monarchia, aristocrazia e democrazia) e tre negative (tirannide, oligarchia e oclocrazia); ideale è per lui la costituzione romana, che combina le tre forme da lui giudicate buone. Più tardi ritorna sull'argomento mwqwPlutarco in un saggio inserito nei cosiddetti mwramwrqMoralia e intitolato Περὶ μοναρχίας καὶ δημοκρατίας καὶ ὀλιγαρχίας ("Monarchia, democrazia e oligarchia"). Il termine "oclocrazia", letteralmente "governo della massa", fu introdotto proprio da Polibio per indicare una forma degenerata di democrazia, dove domina non più la volontà del popolo ma gli istinti di una massa variamente istigata da demagoghi o reazioni emotive. Risalgono al pensiero greco anche alcuni concetti collaterali che hanno grave importanza nelle democrazie moderne, e.g. quello di mwrguguaglianza davanti alla legge o mwrwisonomia, per esempio in mwsaClistene.

A Roma fu coniata la parola mwsgrepubblica (mwswres publica = cosa pubblica), che intendeva presentare lo stato romano come proprietà comune di tutti. La situazione storica concreta fu diversa, e comunque subì una notevole evoluzione nel corso dei secoli. Ad ogni modo, a distanza di secoli dalla nascita della repubblica, mwtaCicerone nel suo mwtqDe re publica condivide la definizione attribuita a mwtgPublio Cornelio Scipione Emiliano, secondo cui mwtwres publica è mwuares populi, cosa del popolo.cite-ref-4[4] Il mwvqpensiero politico di Cicerone dà particolare importanza alla mwvgconcordia ordinum, la concordia tra i ceti sociali, che rappresenterebbe una sorta di compromesso tra una vera democrazia e un'oligarchia pura. La parola mwvwdemocratia comparve per la prima volta in Europa quando nel 1260 fu pubblicata la traduzione in latino del trattato la mwwaPolitica di Aristotele, curata dai mwwqmonaci domenicani.cite-ref-5[5] Il concetto di democrazia fu ampiamente dibattuto durante l'mwxgIlluminismo. Molto significativo, tra gli altri, il contributo di mwxwJean-Jacques Rousseau, per il quale il potere che spetta al popolo sarebbe inalienabile e non rappresentabile: la democrazia o è diretta o non è.cite-ref-6[6]

mwzqMontesquieu nel suo scritto "mwzgLo spirito delle leggi" (mwzw1748)cite-ref-7[7] enuncia la teoria della separazione dei tre poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario), applicabile in via teorica a tutte le forme di governo, anche non democratiche, e di fatto utilizzata in quasi tutte le democrazie moderne.

In tempi più recenti è celebre la definizione che ne diede mwbwAbramo Lincoln nel suo mwcadiscorso a Gettysburg (mwcq1863): la democrazia è «il governo del popolo, da parte del popolo, per il popolo». Questa definizione è stata ripresa nell'introduzione alla costituzione francese del 1958 (mwcgQuinta Repubblica). L'etimologia della parola, in greco, si trova nel sintetico "municipalità" (l'insieme o l'assemblea di persone che hanno diritti politici) e "stato" (potere, autorità, sovranità). Il termine indica "lo stato in cui il potere è nelle mani dell'assemblea dei detentori dei diritti politici". Quindi:

1. la democrazia è quella forma di governo dove la sovranità è esercitata, direttamente o indirettamente, dal popolo, generalmente identificato come l'insieme dei cittadini che ricorrono in generale a strumenti di consultazione popolare; la sovranità può anche essere esercitata incrociando i due sistemi. Il popolo che esercita questa sovranità ha diritti politici, perché appunto è "demos".
2. la democrazia include coloro che sono eletti e il popolo, quindi tutti e due hanno diritti politici in quanto sono "demos"; i primi in quanto parte del popolo, e il secondo perché include il soggetto della parola democrazia.
3. la terminologia "demos" riguarda un popolo che ha diritti politici, oppure questi diritti riguardano solo coloro che tramite un'assemblea esercitino questi diritti.

Principi fondamentali della democrazia

• mwegLibertà individuale: La democrazia garantisce a ogni individuo diritti fondamentali, come la libertà di pensiero, di espressione, di religione e di movimento. Questi diritti proteggono l'individuo da ingerenze statali e consentono una partecipazione piena e informata alla vita pubblica.
• mwfaPartecipazione popolare: I cittadini hanno il diritto di partecipare alla vita politica, che può avvenire in modo diretto (come nei sistemi di democrazia diretta, ad esempio nelle assemblee) o indirettamente, attraverso il voto per eleggere rappresentanti politici. La partecipazione non si limita però al voto: include anche il diritto di protestare, organizzare manifestazioni, far sentire la propria voce nei media e nel dibattito pubblico.
• mwfgEguaglianza politica: In una democrazia, tutti i cittadini sono considerati uguali davanti alla legge. Ogni persona ha lo stesso diritto di voto e la stessa opportunità di partecipare al processo politico, indipendentemente da razza, classe sociale, genere o altre caratteristiche individuali. Questo principio è spesso rafforzato da leggi anti-discriminatorie che mirano a garantire l'uguaglianza sostanziale.
• mwgaStato di diritto: La democrazia si basa su un sistema giuridico che garantisce che tutte le persone, comprese le autorità politiche, siano soggette alla legge. Questo implica che le decisioni politiche e governative siano prese nel rispetto delle leggi, con un sistema giudiziario indipendente che protegge i diritti fondamentali dei cittadini.
• mwggLibertà di stampa e di espressione: Un aspetto cruciale della democrazia è la libertà di stampa, che consente ai media di operare senza censura. Ciò consente ai cittadini di accedere a informazioni accurate, di esprimere liberamente le proprie opinioni e di esercitare un controllo sulle decisioni politiche. La libertà di espressione è un meccanismo di controllo sociale che permette alla società di evolversi in modo partecipativo e critico.
• mwhaAlternanza politica: Una democrazia permette e incoraggia il cambiamento pacifico dei governi attraverso elezioni libere e giuste. Il principio dell'alternanza al potere è fondamentale per evitare l'accentramento del potere e il rischio di dittature, garantendo che il governo risponda ai bisogni e alle volontà della popolazione.

Descrizione

Forme di democrazia

La prima classificazione della democrazia può essere tra democrazia diretta e democrazia indiretta.

• Nella mwigdemocrazia partecipativa si raccolgono tutti quegli strumenti utili che forniscono informazioni stimolando la collaborazione tra cittadini e rappresentanti, ma di per sé questa forma di democrazia non contempla strumenti per attribuire mwiwpotere legislativo ai cittadini (es. mwjademocrazia digitale tramite mwjqWeb 2.0).
• Nella mwjwdemocrazia deliberativa, la volontà del popolo non viene espressa tramite l'elezione di rappresentanti, ma attraverso un processo mwkadeliberativo.
• Nella mwkgdemocrazia diretta, il mwkwpotere sovrano è esercitato direttamente dal mwlapopolo, come avveniva nell'mwlqantica Grecia, dove i cittadini (esclusi mwlgschiavi, donne e cittadini stranieri) si riunivano per discutere attivamente di leggi o posizioni politiche da prendere poi in apposite votazioni a maggioranza.
• Nella mwmademocrazia rappresentativa ovvero indiretta il potere sovrano è esercitato da rappresentanti mwmqeletti dal popolo (il mwmgParlamento). È storicamente la forma di democrazia nata con i moderni mwmwStati di Diritto a partire dalla mwnaRivoluzione francese secondo il principio della mwnqseparazione dei poteri e quello liberale della mwngdivisione del lavoro. Ad esempio, l'mwnwItalia è una mwoarepubblica mwoqparlamentare (quindi a democrazia indiretta) che usa come unici strumenti di democrazia diretta il mwogreferendum, l'mwowiniziativa popolare e la petizione popolare; i cittadini sono comunque liberi di candidarsi (entrare in mwpapolitica) per diventare rappresentanti, qualunque sia il loro stato sociale. Il potere sovrano dunque è esercitato dal popolo nella misura in cui ciascun cittadino avente mwpqdiritto di voto, elegge in mwpgelezioni politiche per mwpwsuffragio universale i propri rappresentanti di governo in parlamento.
• Nella mwqqdemocrazia costituzionale, la mwqgcostituzione rigida pone dei vincoli alla mwqwdittatura della maggioranza.cite-ref-8[8]

Diritti di cittadinanza

Per diritti di mwsgcittadinanza s'intende l'insieme dei diritti civili, politici, sociali accanto ai diritti di terza generazione che sono alla base della democrazia moderna. Essi giungono a una consistente affermazione nel mwswXX secolo. La loro estensione alle classi basse della popolazione dipende infatti dall'evoluzione del concetto di mwtaStato a quello di mwtqnazione e da quello di sudditi a quello di cittadini.

• mwuaDiritti civili: diritto alla vita, libertà di autodeterminazione, diritto alla sicurezza personale, mwuqlibertà di culto, mwuglibera stampa e informazione, mwuwlibertà di manifestazione del pensiero, libertà di mwvaassociazione, mwvqdiritto di sciopero, diritto di manifestazione pubblica; affermazione progressiva a partire dal mwvgXVIII secolo.
• mwwaDiritti politici: diritto di elezione, diritto di mwwqcandidatura politica, diritto di mwwgassociazione partitica; affermazione nel mwwwXIX secolo.
• Diritti economici: diritto di mwxqproprietà privata, libertà di fondare mwxgcapitali propri, diritto di concludere mwxwcontratti, mwyalibero mercato, libertà di fondare mwyqimprese economiche personali; affermazione nel mwygXVIII secolo
• mwzaDiritti sociali: mwzqsolidarietà sociale (mwzgstato sociale), mwzwassistenza sanitaria universale, mw0apari opportunità di lavoro (per le differenze religiose, etniche, culturali e/o sessuali), mw0qdiritto di voto per gli mw0gimmigrati, mw0wdiritto universale a un'istruzione paritaria; affermazione nel XX secolo.

Si distingue tra diritti negativi e diritti positivi, i primi prevedono la libertà dallo Stato, ossia quei diritti che limitano il potere dello stato come i diritti civili, i secondi invece presuppongono la libertà nello o mediante lo Stato, intesa come autonomia positiva dell'individuo o come intervento attivo dello stato, rientrano in questa categoria i diritti politici e i diritti sociali.

Cultura democratica

Un fattore chiave in una democrazia è la presenza, all'interno di una nazione, di una mw1wcultura democratica: una "democrazia politica" senza cultura democratica diffusa nei cittadini non sarebbe una democrazia. Fra i pensatori politici e i filosofi che hanno sollevato dibattiti su tale questione c'è dentro la tradizione nordamericana mw2aJohn Dewey, nella sua riletturacite-ref-verit-9-0[9] di mw3qRalph Waldo Emerson, da lui considerato "il filosofo della democrazia", essenziale per una cultura democratica. Altri pensatori dedicatisi alla questione sono mw3gHannah Arendt e mw3wGeorge Kateb. In mw4aBrasile, ci sono alcuni autori che lavorano con l´idea della correlazione tra la cultura della democrazia e la cultura dei diritti umani, come Paulo Freire, Maria Victoria Benevides, Fábio Konder Comparato e Eduardo C. B. Bittar.

Evoluzione storica del concetto

(inglese)

«Many forms of Government have been tried and will be tried in this world of sin and woe. No one pretends that democracy is perfect or all-wise. Indeed, it has been said that democracy is the worst form of government except all those other forms that have been tried from time to time.»

(italiano)

«Molte forme di governo sono state sperimentate e saranno sperimentate in questo mondo di peccato e di dolore. Nessuno ha la pretesa che la democrazia sia perfetta od onnisciente. Infatti, è stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo ad eccezione di tutte le altre forme che sono state sperimentate di volta in volta.»


La democrazia è una mw6qforma di Statocite-ref-10[10] che, nella sua accezione mw7gcontemporanea, si è via via affermata in modo particolarmente significativo negli ultimi due secoli. Nell'arco di più di due millenni, il concetto di democrazia ha tuttavia vissuto una continua evoluzione, subendo importanti modificazioni nel corso della storia. Le prime definizioni di democrazia risalgono all'mw7wantica Grecia.

Democrazia antica

Nell'antica Grecia

Un primo riferimento universale lo si ritrova nei cinque regimi governativi platonici, in ordine discendente: mw9qaristocrazia, mw9gtimocrazia, mw9wmonarchia, democrazia, che può portare alla mw-atirannia in quanto inevitabile conseguenza dei comportamenti mw-qdemagogici legati all'acquisizione del consenso.

Un altro esempio è il principio aristotelico che distingue fra tre forme pure e tre forme corrotte di governo: monarchia (governo del singolo), aristocrazia (governo dei migliori) e timocrazia (governo dei censi aventi diritto), esse secondo il filosofo rischiavano di degenerare rispettivamente in dispotismo, mw-woligarchia (governo di un'mw-aélite) e democrazia (potere del popolo). Quest'ultimo, gestito dalla massa, è stato in termini più moderni definito anche dittatura della maggioranza, "quantitativismo" politico e perciò comunque dispotico e anche mw-qautoritario, ossia mw-gassolutismo politico e mw-wdemocratura.

Nell'mwaqeantica Grecia la parola democrazia nacque come espressione dispregiativa utilizzata dagli avversari del sistema di governo di mwaqiPericle ad mwaqmAtene. Infatti mwaqqkratos, più che il concetto di governo (designato da mwaquarchìa) rappresentava quello di "forza materiale" e, quindi, "democrazia" voleva dire, pressappoco, "dittatura del popolo" o "della maggioranza". I sostenitori del regime ateniese utilizzavano altri termini per indicare come una condizione di parità fosse necessaria al buon funzionamento di un sistema politico: "isonomia" (ovvero eguaglianza delle leggi per tutti i cittadini) e "mwaqyisegoria" (eguale diritto di ogni cittadino a prendere parola nell'assemblea). Peraltro, a queste forme di eguaglianza si legavano i principi di mwaqcmwaqgparresìa (libertà di parola) ed mwaqkmwaqoeleutherìa (libertà in genere). La democrazia ateniese si contraddistingue per due peculiari caratteristiche: il mwaqssorteggio nelle cariche pubbliche e l'assemblea legislativa a democrazia diretta composta da tutti i cittadini.

Nel mondo arabo-islamico

mwareCaliffi Rāshidūn e primi mwaricaliffi mwarmomayyadicite-ref-11[11].

In India

Precursori furono gli imperatori indiani mwaroAsoka e mwarsAkbar.

In Giappone

Il principe reggente mwar4Umayado nel VII secolo.

Nel medioevo

Nel mondo

Nei popoli germanici il potere legislativo ed esecutivo veniva esercitato da assemblee comuni dette mwasiThing (una di queste era il mwasmgairethinx dei mwasqLongobardi). Queste assemblee, menzionate già da mwasuGiulio Cesare e mwasyTacito (che le chiamavano mwascconcilium), ebbero forme diverse a seconda delle epoche e dei singoli popoli e non sono documentate in modo completo; generalmente erano dominate da capi militari o altre personalità, che avevano il diritto di portare con sé i loro sostenitori. Le assemblee si svolgevano periodicamente e duravano diverse settimane.

La prima occasione certa in cui un'assemblea di questo tipo assunse connotati simili a un parlamento democratico fu l'mwaskAlthing (Alþingi), istituita in mwasoIslanda nel mwass930 d.C. Tuttora il parlamento islandese si chiama Althing.

Un altro esempio è la confederazione delle cinque nazioni dei nativi americani. Si tratta dell'alleanza Haudenosaunee che si strinse fra i cinque popoli Irochesi presenti in quello che oggi è conosciuta come la regione dei grandi laghi nel Nordamerica. I popoli in questione sono i Cayuga, gli Onondaga, gli Oneida, i Mohawk e i Seneca. Con l'aggiunta alla confederazione della nazione/popolo Tuscarora l'alleanza prenderà il nome "delle sei nazioni". Non fu l'unica nel Nordamerica, conosciute sono anche la lega degli Uroni e l'unione dei Creek.

In Italia

Una forma particolare di parlamento medievale in Italia fu l'mwatearengo. Nel caso della mwatiRepubblica di Venezia l'arengo, chiamato mwatmconcio, ebbe fin dal mwatq742 il diritto di eleggere il mwatudoge, dando quindi origine a una forma particolare di democrazia rappresentativa (ancorché con i suoi limiti); ne facevano parte tutti gli uomini liberi, anche privi di nobiltà. Anche in un'altra mwatyrepubblica marinara, mwatcAmalfi, si costituì poco dopo (mwatgIX secolo) un arengo con il potere di eleggere il duca (equivalente del doge); diversamente da Venezia ne facevano parte solo alcune categorie di cittadini.

Nel mwatoRegno di Sicilia venne istituito il mwatsparlamento siciliano, che viene considerato uno dei più antichi del mondocite-ref-12[12]cite-ref-13[13] (assieme a quello mwauqdell'Isola di Man, mwauuislandesecite-ref-14[14] e mwauofaroesecite-ref-15[15], che però non avevano poteri deliberativi).

Un tipo diverso di arengo fu istituito nell'anno mwava1000 nella mwaveRepubblica di San Marino: ne facevano parte tutti i capifamiglia e aveva tutti i poteri legislativi, esecutivi e giudiziari, costituendo così una specifica forma di democrazia diretta.

Nei secoli successivi si diffusero nei mwavmcomuni medievali istituzioni simili agli arenghi, i cosiddetti consigli generali, che di solito avevano il compito specifico di eleggere con cadenza annuale i mwavqconsoli (democrazia rappresentativa con elezioni annuali).

Tutte queste istituzioni in Italia si trasformarono o furono soppresse dopo qualche secolo.

Il primo ad utilizzare il termine democrazia nella lingua italiana fu mwavcTommaso Garzoni.

In età moderna e contemporanea

Sulla concezione moderna di democrazia hanno avuto grande influenza le idee mwavoilluministe a partire da mwavsVoltairecite-ref-16[16], le rivoluzioni dell'mwawaOttocento, in particolare la mwaweRivoluzione francese con il suo motto di mwawilibertà, mwawmuguaglianza e mwawqfratellanza. Sia la mwawucarta costituzionale americana del mwawy1787 che mwawcquella francese del mwawg1791 vertevano sul principio della mwawkseparazione dei poteri (mwawolegislativo, mwawsesecutivo, mwawwgiudiziario). Il mwaw0suffragio universale, il primato della costituzione e la separazione dei poteri sono le basi della democrazia rappresentativa.

Un'importante caratteristica della democrazia moderna è la separazione tra mwaw8Stato e mwaxaChiesa, cioè l'indipendenza da tutte le mwaxereligioni. Questo principio è strettamente connesso con quello della mwaxilaicità dello Stato.

In seguito si è diffuso il concetto che una democrazia moderna debba avere anche una mwaxqstampa libera, evidenziando così un mwaxumwaxyquarto potere.

Per molti oggi ai poteri esistenti bisogna aggiungere delle mwaxgmwaxkautorità, come quella che garantisce la mwaxoconcorrenza e quella che si occupa della mwaxsmwaxwriservatezza dei cittadini e dei loro dati personali.

Secondo l'economista e filosofo mwax4indiano mwax8Amartya Sen (premio Nobel per l'economia) la democrazia non è un'invenzione dell'mwayaOccidente: "Quella che va corretta è la tesi, frutto solo d'ignoranza, dell'eccezionalismo occidentale in materia di mwayetolleranza". A questo proposito Sen cita l'editto di Erragudi, emanato nel mwayiIII secolo a.C. in mwaymIndia, a suo dire un manifesto alla mwayqtolleranza.

Per il classico mwayyKarl Popper de mwaycmwaygLa società aperta e i suoi nemici (mwayk1945), nonché per mwayoGian Enrico Rusconi la cui sintesicite-ref-17[17] s'inserisce nel dibattito che va dall'mway8Hans Kelsen de mwazaLa democraziacite-ref-18[18] al mwazuGustavo Zagrebelsky de mwazyIl «Crucifige!» e la democrazia,cite-ref-19[19] il concetto di democrazia si sarebbe sviluppato con la mwazscarta costituzionale, auspicabilmente "mwazwrigida", come necessità di garantire i mwaz0diritti civili e politici davvero a tutti, tutelando anche mwaz4opposizione e mwaz8minoranza. In altri termini, con la democrazia costituzionale si sarebbero poste norme e regole alla summenzionata dittatura della maggioranza fornendo a chi ha perso le mwaaaelezioni la possibilità di tornare alle urne per un'eventuale mwaaealternanza politica, il che avrebbe determinato il passaggio storico dalla più antica forma di democrazia, autoritaria e "quantitativa", a quella odierna, autorevole e "qualitativa", appunto costituzionale.

Differenza tra la democrazia degli antichi e democrazia liberale

Già mwaauBenjamin Constant nel Settecento aveva mostrato le differenze tra la concezione della democrazia degli antichi e quella dei moderni. Il teorico della mwaayliberaldemocrazia mwaacRobert Alan Dahl parla di tre percorsi storici:

1. democrazia delle mwaaocittà-stato;
2. democrazia degli mwaawStati-nazione;

In tale approccio la differenza tra la democrazia antica e moderna sta nel fatto che nella prima prevale il concetto di eguaglianza, nella seconda prevale l'idea di mwabalibertà. Per tale motivo, mentre la democrazia antica funzionava col sistema della mwabepartecipazione dei cittadini (esclusi gli schiavi, gli stranieri e le donne) tramite i meccanismi del sorteggio e della rotazione, le democrazie liberali si fondano sulla competizione tra candidati e sul meccanismo della mwabidelega tramite elezioni.

La democrazia partecipativa classica era possibile in epoca antica grazie a determinate condizioni: la sovranità limitata a una mwabqsola città, la mwabumwabypolis, la cui popolazione raramente superava i 100.000 abitanti; i diritti politici riconosciuti a una ristretta fetta di popolazione, poiché erano esclusi quasi i tre quarti degli abitanti (donne e schiavi). La mwabcGrecia delle mwabgpoleis, la mwabkRoma repubblicana e in parte i mwaboComuni italiani tra XII e XIV secolo sono i luoghi e i periodi storici in cui questo tipo di democrazia poté realizzarsi.

Alcuni pensano che le moderne mwabwtecnologie elettroniche e di mwab0telecomunicazioni potrebbero oggi consentire forme di democrazia diretta in qualche modo analoghe (ad esempio tramite la partecipazione di politici e cittadini al dibattito sulla mwab4rete, all'utilizzo della mwab8firma digitale per la raccolta delle 50.000 firme per depositare un disegno di legge o le 500.000 per indire un mwacareferendum abrogativo).

In mwacietà moderna mwacmRousseau tentò di far rifiorire il concetto di democrazia degli antichi. I mwacqgiacobini e poi i mwacusocialisti si fecero interpreti di questa idea. Il presupposto della democrazia liberale moderna, cioè il principio della mwacyrappresentanza, fu proposto tra i primi da mwaccJohn Stuart Mill ed è oggi alla base dei regimi democratici.

Affermazione delle democrazie europee moderne

Gli studi sulla mwacomodernizzazione, in particolare quelli di mwacsBarrington Moore, si sono focalizzati sulle precondizioni che hanno consentito l'affermarsi in mwacwEuropa della democrazia moderna. Secondo questi studi, fondamentale fu l'equilibrio di poteri che si creò tra la mwac0monarchia assoluta, tesa a limitare il crescente potere della mwac4nobiltà, e la nobiltà stessa che fu sempre abbastanza forte da contrastare il potere tendenzialmente assoluto della corona. Questo equilibrio facilitò l'instaurazione del mwac8parlamentarismo (in primo luogo in mwadaInghilterra). Inoltre la mwadeborghesia urbana, col suo naturale interesse per la garanzia dei diritti civili e politici - innanzitutto la mwadiproprietà privata - e l'evoluzione mercantile dell'mwadmaristocrazia terriera, favorì la democrazia, portando ad un'alleanza tra aristocrazia possidente e borghesia, insieme ad una tenue liberazione dei contadini dai vincoli mwadqfeudali. L'assenza di una coalizione aristocratico-borghese contro mwaducontadini e mwadyoperai fu una precondizione necessaria, tuttavia, per evitare lo stritolamento della democratizzazione negli strati più bassi della popolazione. Infine, le mwadcrivoluzioni - mwadginglese, mwadkamericana, mwadofrancese - portarono alla definitiva affermazione della democrazia, estirpando l'élite agraria, distruggendo i mwadsvincoli feudali e portando operai e contadini nei processi di governo.

Elitismo e fascismo

Nel mwad8Novecento l'affermazione della democrazia arrivò mentre, sotto il profilo filosofico, ne erano contestati alcuni presupposti teorici dall'mwaeaelitismo: mwaeeGaetano Mosca e mwaeiVilfredo Pareto, poi mwaemRobert Michels e altri. Sotto il profilo storico, la teoria dell'élite fu ripresa dal mwaeqfascismo. Difatti il suo capo mwaeuBenito Mussolini riteneva che la moderna democrazia mwaeyparlamentare di origine illuminista non fosse altro che una subdola "dittatura mwaecmassonica"cite-ref-20[20]. Come soluzione il fascismo attuò la dittatura, ma quando anche questa rivelò tutte le sue falle, cercò all'ultimo di presentare un'alternativa pseudodemocratica, la "mwaewdemocrazia organica", mai effettivamente attuata.

Il pericolo così suscitato portò alla crisi degli mwae4anni Trenta: mentre la sconfitta della Germania e la decomposizione degli imperi sovranazionali aveva fatto supporre ai vincitori della mwae8prima guerra mondiale che "il sistema liberal-democratico potesse affermarsi naturalmente in quelle parti di Europa e di mondo (...), il risultato fu che vent’anni dopo, con l’eccezione della mwafaGran Bretagna che avrebbe fatto la sua scelta atlantica allo scoppio della nuova guerra, il sistema liberal-parlamentare resisteva nel continente abbastanza problematicamente solo in mwafeFrancia: mentre regimi illiberali di opposto colore si preparavano a disputarsi il continente e il mondo, dando per scontata la sconfitta del sistema liberal-capitalistico, considerato un residuo ottocentesco in avanzato stato di dissoluzione interna. Doveva essere l’ultima volta che l’mwafiEuropa presumeva di guidare il mondo, perché l’esito del conflitto venne deciso dagli mwafmStati Uniti, nuovi alfieri del sistema liberale e nuovi propugnatori su scala mondiale della sua innegabile superiorità materiale (per la vittoria sul nazi-fascismo e in seconda battuta sul collettivismo comunista) e spirituale, per il rispetto e la valorizzazione della libertà individuale"cite-ref-21[21].

Democrazia nel mondo contemporaneo

La stragrande maggioranza degli Stati mondiali oggi si definisce "democratica". Fra gli Stati democratici però si possono distinguere differenti gradi di democrazia, e non è sempre semplice riconoscere la democraticità di uno Stato. mwafoRobert Alan Dahl per caratterizzare le specificità dei sistemi democratici del XX secolo propone di utilizzare, per designarli, il termine mwafspoliarchia.

Diversi studi sono stati eseguiti da differenti enti per stabilire il grado di democrazia di uno Stato. Fra questi spicca quello eseguito ogni due anni dal settimanale mwaf0mwaf4The Economist e conosciuto come mwaf8Indice di Democrazia, che prende in esame 167 nazioni e stabilisce per ognuna di esse un grado di democrazia, con un punteggio da 0 a 10. Alla fine del 2010, la mwagaNorvegia era risultata essere la nazione più democratica al mondo con un punteggio di 9.80 secondo i parametri stabiliti dal mwageThe Economist, mentre la mwagiCorea del Nord chiudeva la classifica con un punteggio di 1.08. L'mwagmItalia risultava essere una "Democrazia imperfetta" con un punteggio di 7.83, al 31º posto della classifica (dopo che nel 2008 era stata considerata una "democrazia completa"). Per i sistemi politici con simili difficoltà il politologo britannico mwagqColin Crouch ha proposto l'introduzione di una nuova categoria intermedia, definita da lui "mwagupostdemocrazia".

Ad oggi nel XXI secolo, soprattutto in Europa e America settentrionale, centrale, meridionale, la scienza politica (ma non solo essa) accetta la sua cosiddetta mwagcdefinizione minima di democrazia come criterio che sostienecite-ref-22[22] quali regimi siano essenzialmente democratici e quali no.

Ecco i componenti della sopraccitata definizione:

• suffragio universale maschile/femminile;
• elezioni libere, competitive, regolari, ricorrenti;
• multipartitismo;
• fonti di informazione plurime ed imparziali;
• garanzia, in primis da parte della classe politica, prima di tutto verso la sua popolazione, di diritti di cittadinanza;
• abbattimento, in primis da parte della classe politica, di più estreme diseguaglianze socio-economiche, prima di tutto interne;
• sufficiente acquisizione teorico/pratica di cultura democratica da parte della classe politica e concittadini/concittadine.

Sono stati di recente anche evidenziati i rischi che il mwahypopulismo comporta, in termini di disfunzionalità della democraziacite-ref-23[23].

Contraddizioni della democrazia

Studi recenti di economisti e matematici mostrano come la democrazia non sia qualcosa di compiuto e ben definito, come si tende a credere nel senso comune. In effetti un approccio filosofico tende a considerare la democrazia un concetto intrinsecamente imperfetto.cite-ref-24[24]

La prima critica che si fa alla democrazia è il mwaiiparadosso insito in sé stessa, ovvero se la maggioranza delle persone desiderasse un governo antidemocratico, la democrazia cesserebbe di esistere. Tuttavia se il governo si opponesse cesserebbe di essere democrazia in quanto andrebbe contro la volontà della mwaimmaggioranza. Un esempio di questo tipo è quello di un Paese con una forte maggioranza di una religione nel quale un partito porta i capi religiosi al potere, disconosce la mwaiqlaicità dello Stato e desidera instaurare una mwaiuteocrazia; oppure di un orientamento politico che rifiuta la Costituzione e di indire nuove elezioni democratiche.

Tuttavia la democrazia non garantisce al popolo il potere "soltanto nell'immediato" (per cui potrebbero verificarsi gli eventi appena esemplificati) ma si fonda sul fatto che essa debba sapersi perpetuare, almeno se la intendiamo riferita a un sistema-Paese anziché limitatamente ad una singola scelta elettorale, come invece avviene nel paradosso sopra descritto. La sua perpetuazione è resa automaticamente possibile dalla necessaria presenza in un Paese di quella che abbiamo poc'anzi chiamato "cultura democratica", la quale può esser tale solo se riguarda la maggioranza della popolazione, scongiurando così l'interruzione del governo democratico e il verificarsi della prima condizione espressa dal paradosso. La mancanza di cultura democratica, dunque, dimostrerebbe che una democrazia non è in realtà tale o che rischia di non esserlo più in conseguenza della erosione della cultura che l'ha storicamente espressacite-ref-25[25].

Ogni Paese democratico dovrebbe inoltre possedere una Costituzione atta anche ad evitare che il proprio popolo o il proprio governo ne possano provocare la fine. È questa infatti la soluzione della cosiddetta mwaiwmwai0Costituzione rigida, emendabile solo con ampia maggioranza, e con un nucleo di principi fondamentali e libertà civili che non è possibile cambiare legalmente, pena la condizione di sovversivo e di illegalità per chi vi provasse con la forza (è il caso della mwai4Costituzione della Repubblica italiana, i cui Principi fondamentali, di libertà civili e politiche e la forma repubblicana dello stato sono definiti quali mwai8limiti alla revisione costituzionale).

In secondo luogo alcuni puntualizzano un fattore mwajesemantico troppo spesso volutamente frainteso: le parole "democrazia" e "mwajilibertà" non sono sinonimi. Si fa notare che ogni sistema politico può essere democratico o non democratico e che in ogni sistema politico possa esserci libertà oppure non esserci. Ma queste due parole non necessariamente vanno di pari passo, in quanto in un sistema potrebbe esserci democrazia senza libertà o libertà senza democrazia.

Anche in questo secondo caso però, la giusta riflessione sembra esser guidata dal fatto che la libertà non può non riguardare anche l'autodeterminazione politica dei cittadini. In questo caso, sotto una forma di governo non democratica non potrebbe mai esserci piena (e quindi vera) libertà ma solo delle libertà parziali riguardanti altre sfere della vita, diverse da quella politica. La piena libertà dei cittadini la si può dunque raggiungere soltanto sotto una forma di governo democratica. La quale garantisce anche l'associazionismo politico e dunque la formazione di nuovi e diversi partiti politici che un giorno potranno eventualmente raggiungere il potere, mentre in un regime non democratico (per esempio teocratico) - anche qualora la maggioranza dei cittadini liberamente lo sostenesse - si impedirebbe alle minoranze di potersi impegnare attivamente e tentare la conquista di obiettivi politici.

Molti si sono dunque interrogati sulle buone regole della democrazia. mwajuAlexis de Tocqueville propone una pluralità di idee, tramite l'mwajyassociazionismo e i mwajccorpi intermedi, che garantisca un controllo della maggioranza da parte delle minoranze politiche e le opposizioni, come nel modello di mwajgdemocrazia liberale degli mwajkStati Uniti, in cui "pesi e contrappesi" bilanciano i vari poteri. Un'ultima riflessione riguarda infine l'adozione di una cosiddetta mwajodemocrazia protettacite-ref-26[26], in cui le forze estreme ed anti-sistema vengono escluse dalla vita politica con veri e propri mwaj8divieti, oppure della teoria della mwakademocrazia governantecite-ref-27[27], che i partiti anti-sistema li esclude in via di fatto (con sistemi elettorali centripeti o con la cosiddetta mwakumwakyconventio ad excludendum).

Di seguito alcuni risultati proposti come soluzione ai vari problemi della democrazia.

Libertà di opinione e diritti

Il Premio Nobel mwaksAmartya Sen ha sostenutocite-ref-28[28] che - se valgono sia il principio di mwalalibertà di opinione che quello di unanimità - allora al più un solo individuo su tre può avere dei diritti.

Voto

Nel mwalq1952 mwaluKenneth May ha mwalydimostrato matematicamentecite-ref-odi-29-0[29]cite-ref-30[30] che la mwal8votazione a mwamamaggioranza semplice è il solo procedimento di voto tra due alternative che soddisfi i seguenti requisiti:

1. dipendenza dal voto: il risultato è funzione solo dei voti espressi dagli individui;
2. mwamqlibertà individuale: ogni individuo può scegliere indifferentemente ciascun'alternativa;
3. mwamymonotonicità: se un'alternativa vince in una data configurazione, continua a vincere in ogni altra configurazione in cui l'insieme di individui che la supporta contiene quello della configurazione data;
4. mwamganonimato: non ci sono votanti privilegiati.
5. mwamoneutralità: non ci sono alternative privilegiate.

Già nel mwamw1785 mwam0Marie Jean-Antoine Caritat, marchese di Condorcet, aveva tuttavia mostratocite-ref-odi-29-1[29] come nel caso di voto tra almeno tre alternative, nell'ipotesi che ciascun votante esprima un mwaniordine individuale lineare di preferenzacite-ref-31[31] e nell'ipotesi che alla determinazione dell'ordine sociale concorrano gli ordini di preferenza di ciascun individuo, si può incappare in situazioni problematiche. In particolare Condorcet mostrò costruttivamente (mediante un esempio, che è noto appunto come mwancparadosso di Condorcet) come se in una votazione fra tre o più alternative ciascun individuo determina un ordine lineare di preferenza, e se l'ordine sociale è determinato mediante votazioni a maggioranza (assoluta) tra tutte le possibili coppie di alternativecite-ref-32[32] sia possibile pervenire ad un mwanwordine sociale circolare.cite-ref-33[33]

Nel mwaoi1949 mwaomKenneth Arrow, interrogandosi proprio sul problema se sia possibile o meno determinare un sistema di voto che verifichi certi requisiti minimi di democrazia e al contempo permetta di ottenere un mwaoqordine sociale lineare a partire da ordini individuali lineari, pervenne all'importante risultatocite-ref-odi-29-2[29]cite-ref-34[34] che se valgono le ipotesi di:

1. dipendenza dal voto: il risultato è funzione solo degli ordini di preferenza (lineari) individuali;
2. libertà individuale (o universalità): ogni individuo può ordinare come vuole (purché transitivamente) le alternative a sua disposizione;
3. monotonicità: se un'alternativa A è socialmente preferita ad un'altra B, A continua ad essere preferita a B in ogni configurazione in cui gli ordini di preferenza individuali siano lasciati invariati o modificati innalzando A o modificati abbassando B;
4. indipendenza delle alternative irrilevanti: la preferenza sociale tra due alternative A e B è determinata solo dalle preferenze individuali tra le due alternative A e B;
5. mwapmsovranità popolare (o non impositività): non è possibile che un'alternativa risulti socialmente preferita o indifferente rispetto ad un'altra qualunque siano gli ordini di preferenza individuali;

allora richiedere che l'ordine sociale sia lineare implica la condizione di mwapudittatorialità: ossia l'esistenza di un decisore il cui ordine individuale coincida con l'ordine sociale; tale individuo è denominato dittatore proprio perché detta il risultato della votazione considerata.

In seguito le ipotesi 3. e 5. del teorema sono state sostituitecite-ref-35[35] con l'ipotesi (più debole) di mwapsunanimità paretiana: se un'alternativa A è preferita ad un'alternativa B da ciascun individuo, allora A è socialmente preferita a B; pertanto, stanti la dipendenza dal voto, la libertà individuale, il principio di unanimità ed il principio di indipendenza delle alternative irrilevanti, allora richiedere che l'ordine sociale sia lineare implica la dittatorialità. Al fine di non fare confusione con l'usuale concetto di dittatore, va detto che il dittatore nel senso di Arrow potenzialmente può essere un qualunque votante, e che la sua identità non è determinabile a partire dal teorema.cite-ref-36[36]

Le conseguenze del teorema di Arrow sono importanti; mwaqePaul Samuelson, mwaqipremio Nobel per l'economia nel 1970 e consigliere economico di Kennedy ha sostenutocite-ref-37[37] che "la ricerca della democrazia perfetta da parte delle grandi menti della storia si è rivelata la ricerca di una chimera, di un'autocontraddizione logica" e che "la devastante scoperta di Arrow è per la politica ciò che il mwaqcteorema di Gödel è per la matematica".cite-ref-odi-29-3[29]

Rappresentanza

Michel Balinsky e Peyton Young hanno dimostratocite-ref-38[38] che non esiste alcun sistema di distribuzione dei seggi in grado di soddisfare i principi di proporzionalità e monotonicità. In altre parole è possibile che un partito, pur aumentando i consensi rispetto ad un altro, perda dei seggi.

Quanto all'esito del procedimento elettorale, la democrazia rappresentativa è spesso criticata per una sua presunta inefficienza: "la complessità e la “velocità” della nostra società, si sostiene, richiede anche nei partiti un’adeguata e corrispondente capacità decisionale, non sopporta lunghe discussioni e defatiganti mediazioni interne; e così come è diffusa un’insofferenza verso le “lungaggini” delle procedure parlamentari, sembra invalsa un’analoga attitudine all’interno dei partiti, molto spesso condita da un appello alla “base”, dal chiaro sapore mwarqpopulistico, contro tutto ciò che viene etichettato come “apparato”"cite-ref-39[39]. Pur essendo contestato che tra “efficacia” e “democrazia” vi sia un dilemma, o uno scambiocite-ref-40[40], è riconosciuto che i recenti cambiamenti, impressi al parlamentarismo in termini di maggiore efficienza, non hanno influenzato notevolmente le percezioni del mwar0Parlamento nel pubblico: questo "è stato maggiormente influenzato dalle percezioni provenienti dal comportamento dei parlamentari, rispetto al giudizio sulla prestazione basata sui risultati" effettivicite-ref-41[41].

Note

cite-note-11. La sua dialettica interna è stata evidenziata da mwasgGiovanni Sartori, per il quale "la democrazia è una forma di governo che vive perennemente sotto pressione, potentemente condizionata dal grande divario sempre esistente e che tutti possono constatare, fra gli «ideali democratici» e la democrazia realmente esistente, con le sue umane imperfezioni. Gli studi di Sartori sulla democrazia sono originali perché combinano in una sintesi felice la tradizione classica della scienza politica italiana (la scuola detta elitista che risale a mwaskGaetano Mosca e a mwasoVilfredo Pareto), aspetti della teoria realistica della democrazia di mwassSchumpeter, e un’attenzione, dovuta alla sua originaria formazione filosofica, al ruolo delle idee di valore e delle credenze collettive": mwaswAngelo Panebianco, mwas0Sartori, maestro della politica, mwas4Corriere della Sera, 5 aprile 2017.
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cite-note-3131. Per ordine di preferenza mwa44lineare si intende che la relazione di preferenza tra due alternative è mwa48transitiva, ovvero tale che date tre alternative A, B e C, se A è preferita a B, e B è preferita a C, allora A preferita a C.
cite-note-3232. Ovvero, in presenza delle diverse alternative A, B, C, ..., per decidere quale tra due particolari alternative, per esempio A e B, è socialmente preferita, si vota a maggioranza (assoluta) tra le sole alternative A e B; vi è qui anche un'ipotesi implicita di razionalità del votante: nel votare tra A e B ciascun individuo sceglierà quella delle due che lui preferisce, ossia quella posta più in alto nel suo particolare ordine di preferenza individuale.
cite-note-3333. Per ordine di preferenza mwa5ycircolare si intende che la relazione di preferenza presenta almeno un mwa5cciclo, ossia che esistono tre alternative A, B e C tali che A è preferita a B, B a C, e C ad A. La transitività e l'esistenza di un ciclo si escludono a vicenda.
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Collegamenti esterni

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